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cominciamo.
ci ho messo un pò di tempo per arrivare a capire che dovevo iniziare a scrivere delle cose che stanno succedendo. come credo la maggior parte delle persone interessate a seguire gli aggiornamenti e le idee che circolano ed emergono nel proprio “settore” ogni giorno, in quantitá mostruosa, ho pensato a lungo su quanto il mondo avesse bisogno di questo contributo. La risposta è probabilmente “molto poco” e tanto per essere onesti non intendo svoltare sul “serve a me”: la vera verità è che credo ci sia bisogno di blog personali come “allegati” della propria vita.
se ci pensate bene, con le persone che frequenti dal vivo ti puoi permettere di sproloquiare, approfondire e tediare il prossimo per quasi tutto il tempo necessario: insomma, è più difficile non far passare quello che si pensa e soprattutto non far percepire -abbastanza- chiaramente che persona sei e come la pensi su quello che ti interessa.
sul web è diverso perchè puoi fare zapping fra i contenuti come faresti con gli invitati di un aperitivo: stai lì, ascolti, sorseggi finchè il tizio non ti ha annoiato o perchè devi assolutamente braccare qualcun’altro. potrei affermare che gli aperitivi di networking stanno alle persone come il web ai contenuti. me la passate?
va bene, però il vantaggio assoluto della rete è che ti permette di approfondire, per quanto materiale sia reperibile, e per il tempo che ti va di farlo. il problema è appunto reperire quello che si cerca, perchè per quanto siate bravi coi motori di ricerca potrebbe darsi che quello che cercate non esista proprio. se quello che stai cercando è quello che le persone pensano, se pensano, ti accorgi che per la maggior parte di loro manca questo pezzo. a quel punto, di solito, ti metti a spulciare fra le frattaglie dei social network, ma credo sia scontato percepire l’esperienza come deludente se non dal punto di vista del feticista.
qualcuno potrebbe osservare che il problema non lo tange per niente perchè siamo spiati, profilati, catalogati, le grandi aziende vendono i nostri dati, che è questione di privacy, o che comunque ognuno è libero di fare quello che vuole: sempre vero, ma a me piacerebbe capire cosa pensano le persone sulle cose importanti, o per lo meno su quello che gli interessa veramente. vorrei che ognuno avesse un posto in cui trovare il profilo delle opinioni, anche solo “professionali”, o relative ad un hobby stupido, una sorta di testamento intellettuale che, per chi se la sente, si potrebbe vedere come un diario aperto o più semplicemente come il racconto di tutti quei momenti sparsi qua e lá nella vita in cui hai deciso di farti un’opinione precisa su qualcosa. i momenti in cui decidi come vivere, forse. paura eh? ho sentito parlare recentemente di certe societá che si occupano di pulire la tua vita digitale o semplicemente di dire alla rete che sei morto, di dire a tutti che possono smetterla di invitarti agli eventi e che magari è il caso di venire a controllare se qualcuno si è preso cura della salma. il problema è proprio che ho una paura fottuta di morire, che le persone che amo possano sparire. vivere mi sembra parecchio interessante e pur che valga la pena di godersela tutta, ma soprattutto che se ti fosse mai venuto in mente qualcosa di utile per qualcuno sarebbe bello che prima o poi, quel qualcuno trovasse il tuo blog e dicesse «toh, ma guarda sto tizio che cosa dice… spetta che leggo». e poi quelli che hanno paura di dire in pubblico come la pensano mi fanno pena. veramente vali quanto il tuo lavoro da pochi euro al mese? veramente sei solo l’immagine di quello che i responsabili alle “risorseumane” vorrebbero sentire da te?

ecco, mi piacerebbe che le cose che penso potessero avere un senso, per qualcuno, oppure solo che rimangano lì affinchè il nipote del mio pronipote possa capire cos’erano i “calzagatti” e come si ragionava prima dell’impianto dei fegati stampati in 3d, come sarebbe il mondo se non si scrivesse in italiano usando le “k” per abbreviare lo strazio della frivolezza.

senza barare dico anche che da una parte, zitto zitto, è lì che mi guarda il blog che fu, una cosa semplice che serviva a dire la nostra (quando “noi” era altra gente), sul mondo dell’architettura e dintorni, con anche qualche scelta editoriale riconoscibile, qualche lettore e se vogliamo, soddisfazione. quando ci si credeva anche per andare a vedere i film toghi.
ecco.

insomma, per farla breve si parlerá di tutto, di design, di partigiani, di apertura, di leggende metropolitane, di cose estetiche, qualche volta di quello che faccio e accidentalmente di cose che mi fanno pensare che il mondo non sarebbe lo stesso se al posto della Coca-Cola ci fosse solo il chinotto.

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