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Non mi è capitato spesso di vedere un documentario cosí emozionante e profondo. Una di quelle visioni che ti potrebbero migliorare una giornata passata in fila all’Agenzia delle Entrate e un tamponamento in tangenziale durante il ritorno.
Una di quelle cose che danno senso al fare quotidiano, proprio perché arriva un artista, un genio, un funambolo come Werner Herzog a regalarti una storia che riesci a fare tua e che ti mostra come quegli stessi ideali e quelle stesse pratiche che senti di condividere possano essere spinti dentro a favole meravigliose.

Ho visto The White Diamond, uscito nel 2005: racconta la storia toccante di Graham Dorrington, un ingegnere inglese con l’obiettivo di sorvolare la foresta amazzonica per riprenderla dall’alto, con un dirigibile, un piccolo velivolo silenzioso e onirico. La sfida che potrebbe riscattare un fallimento passato, un esperimento simile in cui morì un amico e collaboratore. L’approccio tecnologico è però parte di una cultura ben più profonda, quella della sfida e del misurarsi coi propri limiti.

Il piccolo e bellissimo velivolo bianco mi è sembrato una metafora della società. E’ debole ed esposto al vento, deve fare i conti, nei propri voli, di tanti aspetti e non dimenticarne mai nessuno, proprio come nel prendersi cura delle nostre comunità e di quello che è importante davvero: le persone.

Tant’è che verso la fine del racconto anche l’amico indigeno locale verrà portato a godersi la meraviglia di quegli alberi e di quel silenzio nebbioso dall’alto. Come lui, anche noi piccoli indigeni delle nostre cose, dovremmo cercare la voglia di andare a vedere le cose da più in alto. Lassù troveremmo due cose: la vertigine da complessità e la voglia di farne parte in modo migliore.

E’ una storia di riscatto e di “fare” come terapia, di poesia fatta di cose che collegano persone a mondi che facciamo fatica a comprendere, sul come imparare a non avere paura, sul imparare a vedere.

Un film da makers romantici, da naturalisti ritrovati.

 

p.s. va guardato in alta qualità per goderselo, ma potete trovarlo anche qui

p.s.s. la colonna sonora è diventata uno dei miei rifugi preferiti

 

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