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Post comparso inizialmente su Design Context

 

Come faccio a dire nel più breve spazio possibile di cosa parlo quando parlo?

Dalle copertine dei maggiori settimanali al mondo1 alle notizie locali, l’economia collaborativa2 riesce a fare notizia perché l’impatto di questo grande cambiamento di paradigma che va dall’organizzazione dal basso dei servizi alle delle monete complementari e che porta dalle fabbriche tayloriste a reti peer-to-peer di piccoli e isolati produttori, sta interessando praticamente tutti gli ambiti della nostra esistenza.
Il design non poteva rimanere in disparte proprio perché sistema di progetti e idee, campo di ricerca e soprattutto archivio universale dei modi attraverso i quali interagiamo col mondo. Ed è per questo che anche la filiera del prodotto, normalmente percepita come subordinata del processo progettuale, diviene ora parte del progetto stesso.
A lavorare sul nuovo modello “filiera”, la rete che unisce il valore delle piccole aziende artigiane con una rete globale di designer è la start-up italiana Slowd.Superare le difficoltà che incontrano i designer nel cercare di portare le proprie idee alle persone ed al contempo utilizzare il formato dell’azienda artigiana, agile e specializzata, sono stati i punti di partenza di un progetto che ha visto quasi due anni di incubazione per diventare una società nel marzo 2013.
Partendo da una fase di concept avanzata, i designer vengono supportati nel trovare un’azienda o un fablab che prototiperà il prodotto in cambio di una ricompensa percepita al momento della vendita di ogni pezzo, fino alla distribuzione e produzione attraverso una rete di aziende artigiane sparse ovunque sul territorio e partner online.
Design a Chilometro Zero3, così Slowd interpreta il design: produrre il più possibile vicino a chi ha effettivamente bisogno di un determinato prodotto, nel momento in cui ne fa richiesta, magari partendo da una comunità di progettisti e produttori che rilascia il proprio lavoro in open-source (possibile in una prossima fase del progetto e su cui è stato avviato uno complesso studio).
La piattaforma che verrà lanciata proprio dopo l’estate 2013 diverrà l’esatta trasposizione digitale ed automatizzata di un processo “analogico” partito nel 2011 da un primo gruppo di designer ed artigiani i cui primi prodotti presentati durante l’ultima Design Week milanese in uno spazio della zona Ventura-Lambrate.
Una delle particolarità di questo progetto di piattaforma (non solo web), risiede proprio nella sua partenza e validazione nel mondo fisico, partendo dal lavoro manuale e da una gestione partecipata della complessità.
Va così ridefinendosi il ruolo delle reti digitali non più solo come di canale di vendita, ma come motore indispensabile di un processo virtuoso, un processo che in fondo è stato alla base delle grandi aziende del design italiano, ma che una volta ripensato e messo a sistema abbatte il concetto stesso di brand (i prodotti sviluppati tramite Slowd sono proprietà di un designer e di un artigiano, non di un marchio), abbattendo i costi e democratizzando l’accesso alla manifattura, creando la prima fabbrica diffusa del design.

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