Fab lab e filiere per la nuova manifattura

Nel contesto del convegno “Rigenerazione delle Aree Industriali” organizzato dal Consorzio Attività Produttive di Modena il 02 dicembre 2015 (programma), ho cercato di individuare un ruolo dei fab lab e makerspace come epicentro di filiere digitalizzate locali, immaginando inoltre quali linee guida adottare nelle strategie di recupero urbano connesse alla manifattura.

Qui le slide del mio intervento

Makers Modena Fab lab

makersmodena inaugirazione

Dopo mesi di lavo e dopo queste ultime sfiancanti settimane siamo finalmente in apertura. Un progetto in cui Slow/d ha iniziato mettendoci il service design e lo sviluppo degli spazi, fino al mio curatela e project management con la Fondazione Democenter.

E’ un luogo che incarna un pò il mio lavoro: innovazione, progettazione, relazioni e un latente bisogno di usare le mani.

Oltre che in orari più o  meno normali, qualche notte potrebbe darsi che mi troviate là a giocare con la fresa o a litigare con un circuito. Non vedevo l’ora!

Questo il sito del fab lab http://makers.modena.it

R2B Bologna – Le imprese e i maker: un dialogo possibile

Le imprese e i maker: un dialogo possibile a supporto dell’innovazione dell’ecosistema produttivo regionale.

Questo il titolo della chiacchierata che faremo con Stefano Micelli alla Fiera di Bologna per Research 2 Business,  il  prossimo 4 giugno presso l’arena del padiglione 33.

Si parlerà della rete della manifattura digitale dell’Emilia-Romagna in prossimità della costituzione dell’associazione ufficiale e del rapporto necessario tra makers e imprese.

Qui il link alla pagina dell’evento.

Verso il nuovo Fab Lab a Modena

Siamo finalmente pronti per partire, l’avventura inizia: mi è stato affidato da Fondazione Democenter il compito di coordinare l’avvio del nuovo fab lab per l’area R-Nord a Modena.

E’ un progetto strategico per la città intera, frutto di una collaborazione tra Comune e Fondazione Democenter e inserito in una cornice di lavoro sui temi dell’occupazione e del rilancio della manifattura.

Qui trovate dettagli sui progetti comunali relativi al tema fab lab a Modena, mentre qui qualche informazion sull’operazione si recupero sociale ed urbano dell’R-Nord, dentro al quale si colloca questo nuovo laboratorio (insieme ad un co-working ed un incubatore per startup).

Vorremmo coinvolgere tutti i makers, i tecnici di qualsiasi sapere tecnico/tecnologico, artigiani, smanettoni e tutti coloro con la manifattura nel cuore, per lanciare questo incredibile progetto in rampa di lancio.
Sarà un fab lab a tutti gli effetti, aperto, attivissimo, internazionale, con attrezzature, un po’ di risorse ed una vocazione verso la manifattura e le cose concrete, la connessione con le aziende e tutto il tessuto produttivo del territorio.
Un luogo in cui convergono stampa 3D, elettronica, coding, CNC, lasercut, open innovation e tecnologie. A disposizione di tutti e di tutti quei progetti che avete nel cassetto, magari buoni per un’avventura o perché no, per un progetto d’impresa.

Qui la pagina Facebook e l’account Twitter di riferimento, dove trovare informazioni sugli eventi relativi al percorso collaborativo per la gestione dello spazio.

Potete anche scrivere alla mail del progetto che è info [@] maker.modena.it

fab lab r-nord layout

Il Diamante Bianco: il documentario maker

Non mi è capitato spesso di vedere un documentario cosí emozionante e profondo. Una di quelle visioni che ti potrebbero migliorare una giornata passata in fila all’Agenzia delle Entrate e un tamponamento in tangenziale durante il ritorno.
Una di quelle cose che danno senso al fare quotidiano, proprio perché arriva un artista, un genio, un funambolo come Werner Herzog a regalarti una storia che riesci a fare tua e che ti mostra come quegli stessi ideali e quelle stesse pratiche che senti di condividere possano essere spinti dentro a favole meravigliose.

Ho visto The White Diamond, uscito nel 2005: racconta la storia toccante di Graham Dorrington, un ingegnere inglese con l’obiettivo di sorvolare la foresta amazzonica per riprenderla dall’alto, con un dirigibile, un piccolo velivolo silenzioso e onirico. La sfida che potrebbe riscattare un fallimento passato, un esperimento simile in cui morì un amico e collaboratore. L’approccio tecnologico è però parte di una cultura ben più profonda, quella della sfida e del misurarsi coi propri limiti.

Il piccolo e bellissimo velivolo bianco mi è sembrato una metafora della società. E’ debole ed esposto al vento, deve fare i conti, nei propri voli, di tanti aspetti e non dimenticarne mai nessuno, proprio come nel prendersi cura delle nostre comunità e di quello che è importante davvero: le persone.

Tant’è che verso la fine del racconto anche l’amico indigeno locale verrà portato a godersi la meraviglia di quegli alberi e di quel silenzio nebbioso dall’alto. Come lui, anche noi piccoli indigeni delle nostre cose, dovremmo cercare la voglia di andare a vedere le cose da più in alto. Lassù troveremmo due cose: la vertigine da complessità e la voglia di farne parte in modo migliore.

E’ una storia di riscatto e di “fare” come terapia, di poesia fatta di cose che collegano persone a mondi che facciamo fatica a comprendere, sul come imparare a non avere paura, sul imparare a vedere.

Un film da makers romantici, da naturalisti ritrovati.

 

p.s. va guardato in alta qualità per goderselo, ma potete trovarlo anche qui

p.s.s. la colonna sonora è diventata uno dei miei rifugi preferiti